Le fasi della seduta di Borsa: asta di apertura

Il sistema di negoziazione utilizzato nei mercati di borsa italiani è generalmente suddiviso in tre fasi che si avvicendano in successione temporale e che caratterizzano i vari momenti della contrattazione. Queste tre fasi sono:

  1. L’asta di apertura
  2. La negoziazione continua
  3. L’asta di chiusura

Vediamo ora brevemente le principali caratteristiche di ogni fase iniziando dall’asta di apertura.
L’asta di apertura, che riveste una grande importanza, può essere suddivisa in tre momenti principali:

  • determinazione del prezzo teorico d’asta di apertura (pre-asta)
  • validazione del prezzo teorico d’asta (validazione)
  • conclusione dei contratti (apertura)

La fase di pre-asta consente agli operatori autorizzati di immettere nel sistema le proposte che potranno essere oggetto di conclusione automatica dei contratti nella fase di apertura. Durante questo periodo il sistema ordina, per ogni titolo, le proposte esistenti e calcola, ad ogni modifica delle proposte immesse, il prezzo teorico di apertura. Le proposte sono liberamente modificabili e revocabili dal proponente fino al termine del periodo di pre-asta. Nella fase di preasta l’operatore autorizzato può immettere nel sistema proposte a prezzo di apertura, cioè senza limite di prezzo, oppure proposte a prezzo limitato.
Al termine della fase di pre-asta il sistema procede a calcolare il prezzo teorico di apertura.
Terminata la fase di pre-asta e determinato il prezzo teorico di apertura, ha inizio la fase di validazione. In questa fase l’operatore autorizzato non può compiere nessun tipo di operazione; il sistema effettua per ogni valore mobiliare una verifica del prezzo teorico di apertura per accertare la possibilità di procedere alla vera e propria apertura.
Il prezzo determinato si ritiene valido se non si discosta di più del 10% dal prezzo di riferimento.

Mercati primari e secondari

Un mercato primario è un mercato finanziario in cui una impresa o l’amministrazione pubblica (Stato, Regione, Provincia, ecc.) che prende a prestito le risorse finanziarie emette nuovi titoli, obbligazioni o azioni, che sono venduti, o meglio collocati, presso gli investitori iniziali. Un mercato secondario è invece un mercato finanziario in cui possono essere rivenduti o acquistati titoli già in circolazione.
I mercati primari dei titoli non sono molto conosciuti perché la vendita dei titoli agli investitori iniziali avviene spesso a porte chiuse, solo fra investitori istituzionali. Un’istituzione finanziaria importante che contribuisce al collocamento iniziale dei titoli sul mercato primario è la banca di investimento (merchant bank), che si impegna al loro underwriting (sottoscrizione): di fatto, garantisce che i titoli emessi dalla società non rimangano invenduti e poi si preoccupa di venderli al pubblico.
La Borsa valori, ossia il mercato in cui sono scambiate azioni in circolazione, è l’esempio più noto di mercato secondario, sebbene i mercati obbligazionari in cui sono acquistati e venduti titoli di Stato e obbligazioni di grandi società abbiano spesso un volume di scambi superiore. Altri esempi di mercati secondari sono quelli dei cambi, quelli dei futures e quelli delle opzioni di cui su www.borsatrader.it trovate ampia documentazione.
Ai fini del buon funzionamento di un mercato secondario è essenziale la presenza di intermediari quali i dealer e i broker. Gli intermediari finanziari operano come agenti degli investitori e hanno l’obiettivo di agevolare l’incrocio fra compratori e venditori di titoli; i dealer facilitano l’incontro fra venditori e compratori acquistando i titoli dai primi e vendendoli ai secondi. I broker non effettuano alcuna operazione di compravendita, ma mettono in contatto potenziali acquirenti e venditori di titoli; i dealer invece sono controparte diretta sia degli acquirenti sia dei venditori.
Quando si acquistano titoli sul mercato secondario, chi li vende riceve in cambio denaro, ma la società che li ha emessi non ottiene nuove risorse finanziarie. Un’impresa ricava nuovi fondi soltanto quando i suoi titoli vengono collocati la prima volta nel mercato primario. Nonostante questo i mercati secondari svolgono due importanti funzioni anche per gli emittenti. In primo luogo rendono più agevole la vendita degli strumenti finanziari, ossia rendono quest’ultimi più liquidi, cosa che li fa diventare più appetibili e pertanto più facili da vendere nel mercato primario da parte dell’impresa emittente. In secondo luogo i mercati secondari definiscono il prezzo a cui la società emittente può collocare i titoli sul mercato primario.

Il ruolo del Grey Market (Mercato Grigio)

Con le espressioni “grey market” (mercato grigio) o “when-issued market” si fa riferimento all’insieme delle negoziazioni su un determinato titolo che avvengono prima della sua effettiva emissione.
Nel caso dei titoli di Stato, tali negoziazioni sono particolarmente consistenti e cominciano a svilupparsi non appena vengono annunciati i dettagli dell’emissione (circa una/due settimane prima della procedura di collocamento).
Indipendentemente dalla data di stipulazione, tutte le transazioni del mercato grigio sono regolate contestualmente al regolamento delle assegnazioni in asta, visto che questo è il momento in cui i titoli “nascono” giuridicamente e possono cominciare ad essere trasferiti.
Lo sviluppo di un mercato grigio efficiente e liquido riveste una notevole importanza per il buon funzionamento del mercato primario, fungendo da potente meccanismo di price discovery. Dall’osservazione dell’andamento degli scambi nell’ambito del grey market i partecipanti al collocamento possono infatti trarre importanti informazioni sulla domanda di mercato e di conseguenza tarare in maniera più precisa le richieste da inoltrare in asta. Come tutti i meccanismi in grado di diminuire il livello di incertezza a carico dei potenziali acquirenti, anche questo dovrebbe contribuire a contenere il cosiddetto fenomeno della “maledizione del vincitore” e il conseguente rischio di “underpricing”.

Indici azionari di Borsa

L’indice di borsa è un dato puntuale che sintetizza l’andamento del mercato azionario cui si riferisce e ovviamente bisogna sempre tenerlo sotto controllo quando facciamo Trading Online.
Fissato il valore di partenza ad un certo livello (detto base) ad una data specifica, la sua variazione rappresenta il rendimento ottenibile da un portafoglio di titoli la cui composizione rispecchia esattamente quella dell’indice.
Gli indici di borsa, a seconda della funzione che sono chiamati ad assolvere, si qualificano come:

  • Strumenti di analisi dei trend di mercato
  • Sottostante per la formazione e la valorizzazione di strumenti derivati
  • Strumenti per la valutazione delle performances dei prodotti del risparmio gestito (benchmarks)

La loro capacità informativa riflette la differente combinazione di quattro principi base di costruzione:

  1. Composizione del paniere: si possono avere indici globali se includono tutte le azioni quotate nel mercato considerato, oppure indici parziali se ne considerano solo una parte. La selezione può avvenire in base a criteri quali il settore di appartenenza (indice dei titoli del settore finanziario, dei trasporti, petroliferi ecc), la natura giuridica o il grado di capitalizzazione. Gli indici parziali a loro volta si differenziano in aperti e chiusi, a seconda che accolgano le azioni di nuova quotazione o mantengano sempre fissa la composizione del paniere di riferimento.
  2. Tipo di peso utilizzato: il contributo di ogni titolo alla composizione del paniere può essere determinato dalla sua capitalizzazione (value weighted) o dal suo prezzo (price weighted). Nel primo caso i titoli più grandi, o meglio a maggiore capitalizzazione, sono maggiormente rappresentati, nel secondo invece il paniere è costituito da un numero uguale di azioni e ne somma semplicemente i relativi prezzi.
  3. Modalità di trattamento dei dividendi: la maggior parte degli indici azionari considera i titoli al corso tel quel, comprensivo cioè del dividendo in corso di maturazione. Di conseguenza ogni qual volta vengono distribuiti i dividendi si verifica, a parità di altre condizioni, una riduzione del valore dell’indice. Un limitato numero di indici azionari valuta invece i titoli del paniere al corso secco presunto.
  4. Frequenza di rilevazione: si distinguono indici giornalieri, se vengono rilevati al termine di ogni giornata borsistica, e indici continui, se calcolati con frequenza di un minuto o meno sulla base dei prezzi degli ultimi contratti conclusi su ciascuna azione componente.

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Obbligazioni cum Warrant

Le obbligazioni “cum Warrant” (con warrant) sono, a differenza delle obbligazioni convertibili, strumenti finanziari composti da un titolo a reddito fisso (obbligazione principale) e da un buono di acquisto (warrant) il quale conferisce al suo possessore la facoltà di acquistare una determinata quantità di azioni o altri valori mobiliari, entro una prestabilita scadenza, ad un prezzo unitario prefissato.
Tra gli elementi che differenziano le obbligazioni convertibili da quelle con warrant, i più significativi riguardano la natura dell’opzione contenuta e la sua modalità d’esercizio.

Il warrant, a differenza della facoltà di conversione che è parte integrante dell’obbligazione principale, è un diritto accessorio staccabile e quindi negoziabile separatamente. Si individuano pertanto tre categorie di investitori:

  1. Il possessore dell’obbligazione con warrant, il quale incassa le cedole previste dal titolo e gode della facoltà di poter esercitare il warrant stesso;
  2. Il titolare dell’obbligazione priva di warrant, in quanto scaduto o esercitato;
  3. Il possessore del solo warrant acquistato sul mercato o trattenuto dalla vendita dell’obbl. principale.

L’esercizio del warrant, a differenza della facoltà di conversione, comporta un esborso di denaro, pari al prezzo di esercizio prestabilito moltiplicato per il numero di azioni a cui da diritto. L’esercizio del warrant non estingue l’obbligazione originaria, diversamente da quanto accade esercitando la facoltà di conversione in base alla quale l’investimento obbligazionario cessa di esistere per trasformarsi in investimento azionario.

Le obbligazioni convertibili in azioni

L’obbligazione convertibile è un titolo a reddito fisso analogo ad una obbligazione tradizionale, ma in più offre al suo possessore la possibilità di convertire il titolo in azioni della società stessa (emissione con procedimento diretto) o di una società terza (emissione con procedimento indiretto), sulla base di tempistiche e condizioni prefissate.
Il suo possessore può decidere di detenere l’obbligazione fino alla scadenza rimanendo così creditore della società emittente o di consegnarlo in cambio di azioni della stessa o di altra società, modificando di conseguenza il proprio status da creditore a socio.
Il rapporto che esprime il numero di azioni, dette azioni di compendio, ottenibili dalla conversione di una obbligazione convertibile, è detto rapporto di conversione (numero di azioni di compendio diviso il numero di obbligazioni convertibili). Dalla determinazione del rapporto di conversione consegue direttamente il prezzo di conversione: esso esprime in termini di valore nominale dell’obbligazione convertibile il prezzo da pagare per ottenere una azione di compendio.

Il Trading After Hours (TAH)

Avviato il 15 maggio 2000 da Borsa Italiana, per Trading After Hours (TAH) si intende l’allungamento degli orari di contrattazione al fine di coprire anche la fascia serale, in genere fino alle ore 20:00 o alle 22:00.
Per adesso l’orario è dalle 18:00 alle 20:30 e dopo una fase di rodaggio si voleva portarlo fino alle 22:00, ma attualmente questa modifica è stata accantonata e il mercato serale termina alle 20.30.
Possono partecipare alla sessione serale solamente i titoli azionari più liquidi, quelli del S&P/MIB e del MIDEX, i titoli del nuovo mercato e i covered warrants per i quali è stata fatta apposita richiesta da parte dell’emittente. In linea generale per l’ammissione alle negoziazioni è richiesta la presenza di un operatore specialista che si impegni a garantire la liquidità degli strumenti. Non sono soggetti a questo obbligo esclusivamente i titoli del listino principale appartenenti all’S&PMib e al Midex.
Gli operatori specialisti devono adempiere ai seguenti obblighi:

  • esporre continuativamente sul book di negoziazione proposte in acquisto e in vendita
  • rispettare un vincolo di spread massimo
  • provvedere a ripristinare entro 10 minuti le proposte eseguite e dunque “uscite” dal book di negoziazione

Dopo circa nove anni dalla nascita del Trading After Hours, la dimensione media degli scambi nella sessione serale risulta però ancora molto modesta se confrontata a quella fatta registrare nella sessione diurna e la liquidità è ridottissima. E’ ovviamente possibile effettuare online il Trading After Hours.

Titoli di Stato indicizzati all’inflazione BTP€i

Oltre ai BTP, CCT, CTZ e ai BOT, il Ministero del Tesoro Italiano, a partire dal 2003, offre un’obbligazione innovativa capace di rimuovere il rischio di inflazione legato al possesso di BPT, garantendo ai risparmiatori un rendimento costante in termini reali soprattutto in periodi, come nell’estate dello scorso anno, in cui l’inflazione è molto elevata. Questi titoli indicizzati all’inflazione europea, i BTP€i , quotati al MOT, prevedono che sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole pagate semestralmente siano rivalutati sulla base dell’inflazione nell’area euro misurata dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC). Anche a questa classe di titoli si applica l’aliquota del 12,5% sugli interessi percepiti e sullo scarto di emissione. Le cedole sono semestrali e le scadenze iniziali sono pari a 5, 10 e 30 anni. Il vantaggio dei titoli indicizzati all’inflazione è che offrono, sia agli investitori individuali che a quelli istituzionali, un’opportunità per acquistare titoli il cui valore non sarà eroso dall’inflazione e che quindi si caratterizzano per un profilo di rischio molto basso.

BOT - Buoni ordinari del Tesoro

Abbiamo già analizzato alcuni strumenti obbligazionari utilizzati dallo Stato Italiano: I CCT, i BTP e i nuovi CTZ. Per finanziare il debito pubblico a breve termine, il Tesoro Italiano emette anche i BOT acronimo di Buoni Ordinari del Tesoro. I BOT hanno scadenze a 3, 6 oppure 12 mesi ed hanno un taglio minimo di emissione pari a 1000€. Per la negoziazione sul mercato secondario si distingue fra mercati al dettaglio e all’ingrosso: rispettivamente, MOT (Mercato Telematico delle Obbligazioni e dei Titoli di Stato, valore minimo pari a 1000€) e MTS (Mercato Telematico dei titoli di Stato, valore minimo pari a 2,5 mln di €).
Il governo Italiano non corrisponde interessi sui BOT, ma li emette con uno sconto sul valore nominale (il loro valore a scadenza), in quanto sono obbligazioni a breve termine senza cedola. Il rendimento dell’investitore proviene quindi dalla differenza tra valore di rimborso e quello di emissione.

CTZ - Certificati del Tesoro Zero-Coupon

Il terzo strumento utilizzato dal Tesoro per la raccolta di fondi a medio termine è relativamente giovane. I primi CTZ sono stati infatti emessi alla fine del febbraio del 2005. I Certificati del Tesoro Zero-Coupon, come indica il loro nome, sono dei Titoli di Stato emessi a sconto e rimborsati alla pari, senza pagamenti cedolari intermedi. La loro struttura contrattuale è dunque assimilabile a quella dei BOT. La principale differenza è rappresentata dalla scadenza: mentre i BOT sono emessi in tre varianti a breve termine, i CTZ sono emessi in due varianti a medio termine ( 18 e 24 mesi). Il prezzo di emissione viene determinato attraverso un procedimento di asta pubblica, bandito ogni 15 giorni. Nel corso delle aste che si tengono a metà mese vengono offerti titoli della durata di 2 anni mentre in quelle che si tengono a fine mese sono collocati i titoli ad un anno e mezzo. Come le altre tipologie di titoli di Stato, i CTZ possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1000,00 € o multipli di tale importo.